Ci eravamo lasciati con la Cardomania, vi ricordate? Quella follia collettiva di scambiarsi pezzetti di cartoncino per dire 'ehi, io esisto e voglio che tu mi veda'. Ma c'è un dettaglio che non vi ho detto.
Mentre i francesi facevano i 'fighetti' con le loro lastre di metallo lucide e perfette, oltremanica, in Inghilterra, un certo William Henry Fox Talbot stava tramando qualcosa di completamente diverso.
Sapete, fino a quel momento la fotografia era una 'prova'. Se c'era una foto, era la verità. Ma Talbot... beh, Talbot inventa il Calotipo. E con lui, per la prima volta, la fotografia impara a fare una cosa pericolosissima: impara a mentire.
Oggi vi racconto di come siamo passati dalla verità assoluta del metallo... alla 'bella bugia' della carta. Io sono Tommy, e questo è L'Occhio e il Tempo.
Allora, immaginate Talbot. Non è un chimico, non è un avventuriero come Daguerre. È un gentiluomo inglese un po' frustrato perché non sa disegnare. Va in vacanza sul Lago di Como, prova a usare la camera oscura per ricalcare i paesaggi, ma i suoi disegni fanno... beh, fanno schifo.
È lì che ha l'illuminazione: 'E se fosse la luce stessa a disegnare per me?'.
Talbot, a differenza di Daguerre, non cerca la perfezione millimetrica del metallo. Lui usa la carta comune, quella da lettere, trattata con sali d'argento.
Talbot, a differenza di Daguerre, non cerca la perfezione millimetrica del metallo. Lui usa la carta comune, quella da lettere, trattata con sali d'argento.
Il risultato? Un'immagine che non è un riflesso esatto, ma una traccia. È un po' granulosa, i contorni sono sfumati. Se il dagherrotipo era un 'documento', il calotipo di Talbot è un 'racconto'.
Ma la vera magia — e qui dovete seguirmi bene — è il concetto di negativo. Per la prima volta nella storia, l'immagine non è più un oggetto unico. Puoi stamparla, replicarla, diffonderla.
La fotografia perde la sua 'anima' singolare, ma guadagna il dono della parola... e anche quello del ritocco. Perché sulla carta, cari amici, si può iniziare a 'correggere' la realtà. Inizia l'era in cui non tutto quello che vediamo è successo davvero.
Il Dagherrotipo
Insomma, mentre Daguerre ci regalava la perfezione, Talbot ci ha regalato la possibilità di condividere. Da una parte avevamo un oggetto unico e prezioso, dall'altra una matrice che poteva generare infinite storie.
La Cardomania
È qui che nasce il dilemma che ci portiamo dietro ancora oggi, nell'era di Photoshop e dell'IA: la fotografia è uno specchio della realtà o è solo la visione di chi tiene la macchina in mano?
Vi lascio con questo dubbio. Nel prossimo episodio vedremo come queste due strade si sono incrociate per dare vita a qualcosa di ancora più incredibile.
I Calotipi
Io sono Tommy, e questo era L’Occhio e il Tempo. Fate un giro qui sulle pagine del sito per vedere i primi calotipi di Talbot e ditemi se anche a voi sembrano così 'magici'. Ci sentiamo alla prossima... e ricordate: non credete sempre a tutto quello che vedete in una foto!